Un viaggio sui confini della storia, da est a ovest, dalla Croazia all’Italia, dall’inizio del ’900 a oggi. Si parte da Rab (Arbe), una sorta di paradiso di mare e sole, dove la macchia mediterranea non può nascondere le vergogne italiane e fasciste. Sì, perché nel 1942 il regime d’occupazione italiano instaurò a Campora d’Arbe l’omonimo campo di concentramento. Qui vennero imprigionati in condizioni disumane i civili slavi, donne, uomini e bambini delle zone occupate della Slovenia (vi furono internati anche alcuni civili della vicina Venezia Giulia). Il campo fu gestito completamente da italiani, che vi rinchiusero migliaia e migliaia di persone per lo più in tende che ne resero quasi possibile la sopravvivenza nei mesi invernali. Fra gli internati risultarono circa 3.500 civili ebrei, sfollati dai territori della Croazia. “Non era né un campo di concentramento, né un campo di sterminio. Le vittime in maggioranza erano comunisti croati e sloveni.” Così scriveva il Secolo d’Italia, edizione del 23 novembre 2011 (15 anni fa), parlando del campo di concentramento di Mussolini di Rab, prova agghiacciante di disonestà intellettuale, di negazione della storia e di occultamento delle memorie. E poi Rijeka (Fiume) città cosmopolita, dove la storia ha disegnato confini difficili da digerire considerando che è stata una città di confine fortemente contesa nel Novecento, simbolo delle tensioni nazionalistiche tra il mondo italiano, slavo e mitteleuropeo. Infine Basovizza e le sue memorie di sofferenza, balcone affacciato su Trieste, italianissima città tedesca, luogo di passaggio, di arrivo e di partenze, da Franz Ferdinand ai migranti di oggi, disperati, respinti alle frontiere e accolti in Piazza della Libertà. Eric Gobetti, storico specializzato nell’occupazione italiana dei Balcani durante la Seconda guerra mondiale, nella storia della Resistenza e della Jugoslavia nel ’900, con questo agile ma denso libro ci offre l’opportunità di leggere la frontiera adriatica, cioè quell’area nella quale si sovrappongono le periferie di più mondi diversi tra loro – latino, slavo, germanico e, per certi versi, ungherese -, che si estende dal Golfo di Trieste alle Bocche di Cattaro in Montenegro e che, considerando solo il nostro punto di vista, chiamiamo Confine orientale. E’ necessario per conoscere perché, come sosteneva Bertolt Brecht “chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”.
Marco Travaglini

